Dr. Massimo Fochi
Psicologo e Psicoterapeuta

nato a: Pistoia

studio: Via Orafi 2 (P.zza Duomo), 51100 Pistoia

cell.: +39 338 4194605

e-mail: dott.massimo.fochi@gmail.com

Sito professionale: www.psicologiaepsiche.it 



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Al tempo del Covid

Pubblicato il 08 aprile 2021 in Conferenze ed incontri pubblici.

Al tempo del Covid

 

Questo nostro tempo scandito dalla pandemia ha costretto tutti noi a sperimentare quell’etica del viandante che caratterizza l’attualità e ci invita ad approcciare i nostri ragazzi nei licei e nelle università secondo una pedagogia che si allontani da una dimensione puramente catechetica, per riscoprire e rivalutare percorsi dialogici e interroganti ove prevalga l’inquietudine della domanda sulle rassicurazioni tacitanti delle risposte.

In questo scenario il non sapere, l’incertezza teoretica e pratica, possono diventare non domande senza risposta, ma fruttifera ricerca di senso e argine rispetto ad ogni potenziale deriva mortifera del nichilismo.

Siamo nel tempo dell’evaporazione della figura del padre e, correlativamente, dell’insofferenza che molti giovani sentono per ogni limite, sovente agiti da una regressione narcisistica verso un senso di delirante onnipotenza. Il trauma COVID ci ha bruscamente risvegliati da questo sogno, riportandoci con i piedi per terra, nella consapevolezza brutale dei nostri limiti. Come sappiamo solo allontanandoci dall’onnipotenza infantile possiamo aprirci ad una dimensione matura e fattiva dell’essere e del fare, anche in rapporto alle enormi difficoltà che ci attendono.

Dobbiamo così ricordare ai nostri giovani ma anche a noi stessi, con un filo di orgoglio, che dall’immane catastrofe siamo stati drammaticamente investiti ma non travolti e che il futuro, tutto da scrivere, è nelle nostre mani. Alziamoci!



Dall'ipnosi alla psicoanalisi

Prima parte
Pubblicato il 01 marzo 2021 in Psicoanalisi.


Freud sostenne che Brucke fu tra i suoi maestri certamente uno dei più stimati ed influenti e, presso il suo istituto di fisiologia, operò e fece ricerca per circa 6 anni.

Nello stesso anno (1885) in cui conseguì la libera docenza in neuropatologia, si recò in Francia, da Charcot, per assistere alle sue lezioni e cercare di capire qualcosa di più sulla misteriosa patologia isterica. Grazie ad esse si allontanò progressivamente dalle proprie antecedenti concezioni organiciste e fece sua l’idea che l’isteria fosse una patologia funzionale esente da lesioni organiche.

Inoltre, i fenomeni post-ipnotici, dimostrati da Charcot durante le sue sedute pubbliche, lo spinsero a riflettere sulla possibilità che la psiche non coincidesse con la coscienza, ma fosse assai più ampia e potesse avere, al suo interno, contenuti che la coscienza ignora. Insomma, da lì prese avvio la gestazione del suo concetto di inconscio.

Tuttavia, si deve ricordare che in Charcot permaneva un errore molto grave sulle possibilità dell’ipnosi. Egli infatti riteneva che solo gli isterici fossero ipnotizzabili!

Il neurologo francese giunse a sostenere che l’ipnosi era un attacco isterico provocato artificialmente. In ogni caso, per quanto in questa visione fosse ancora presente un forte influsso della predisposizione, si apriva con essa la strada ad una comprensione psicologica della patologia isterica.



LA TOLLERANZA

Pubblicato il 15 novembre 2020 in Varie.

La TOLLERANZA, il grande dono concettuale che ci ha fatto Locke prima e il pensiero illuminista poi, è il presupposto di una convivenza civile che permetta a fedi diverse di adorare in modo differente divinità dissimili senza che nessuno si debba sentire offeso da questo. Ha permesso, in politica, di non combattere più il mio avversario ma di limitarmi a combattere le sue idee, senza vietargli di esporle ma senza nemmeno temere che io venga ucciso o comunque messo a tacere con la forza per questo. Valori, ideali, fedi diverse che possono e debbono imparare a convivere, a rispettarsi, ad integrarsi.

Che bello! Sono fiero di appartenere ad una civiltà che ha prodotto questa grande conquista intellettuale. Tutti i valori umani sono ammissibili, tutte le fedi accettabili. Ma per poter giungere a questo si deve presupporre un meta-valore che non è a sua volta negoziabile: la tolleranza appunto.

Infatti, non a caso la nostra Costituzione vieta il riformarsi del partito fascista. Un’ideologia intollerante non è ammissibile pena la perdita di tutte le meravigliose conquiste sociali che permettono la critica costruttiva, la pace sociale e uno sviluppo continuo del pensiero.

Mi chiedo con grande sofferenza intellettuale: l’Islam che non è solo una religione, ma anche un modello, una proposta di vita e di socialità, una ideologia politica, ha la possibilità di essere accolta come uno dei tanti valori interni e diversi della nostra società o rischia di essere lesiva del nostro unico meta-valore non contrattabile, la tolleranza, che ne costituisce il fondamento ed il presupposto?

Può questa visione del mondo diventare davvero capace di accettare di relativizzarsi, di essere tollerante? Non dubito che in futuro ci possa riuscire, ma mi chiedo oggi e per i prossimi 20, 30 anni possiamo permetterci di far proliferare una visione del mondo e della vita di questo tipo nelle nostre città? Qualcuno di voi ha visto gli esiti di questi tentativi in Belgio, in Francia nelle aree islamiche?

Io non ho una risposta, ma mi pongo con forza e sofferenza questa domanda e vorrei che anche gli amici così certi e così privi di dubbi in merito, se la ponessero con coraggio ed onestà intellettuale. Ripropongo a questo proposito uno stralcio di una intervista a Giorello di qualche anno fa, che mi ha fatto riflettere molto.

«Forse è banale dirlo ma è orribile. Sono sempre i buoni le vittime dell'odio religioso, è un gesto orribile. Il fanatico non vede l'essere umano che ha davanti, in questo caso l'anziano sacerdote, vede solo nemici. È questo il peccato originale di tutti gli integralismi... Non voglio dire che è un gesto bestiale, perché gli animali possono essere crudeli ma c'è una logica naturale nei loro gesti in questo caso non c'è... Questi fanatici colpiscono sempre luoghi simbolici. Sembrano luoghi diversi ma dalla discoteca alla rivendita di alcolici, alla chiesa di una religione che non è la loro, colpiscono sempre qualcosa che è un simbolo della possibilità di essere diversi da loro. Da questo punto di vista, per quanto possa essere rudimentale la tecnica, il messaggio che danno è sempre lo stesso. E con questo tipo di messaggio noi non dobbiamo mostrare più alcuna debolezza».

Crede che non stiamo reagendo nel modo giusto? «Io vedo circolare un sacco di analisi che applicano alla questione i vecchi canoni marxisti. Badi bene non di Marx ma dei cascami ideologici delle teorie di Marx... Come dire: si cerca sempre la spiegazione sociologica, economica si discute di imperialismo. Non nego che esistano anche queste questioni. Ma qui il nocciolo è religioso, la religione è centrale, non è sovrastruttura. Io non ho simpatia per i monoteismi, lo ammetto, ma qui mi pare evidente che siamo di fronte ad un monoteismo intransigente ed aggressivo che non tollera l'esistenza di concorrenti ed è ora di prenderne atto e di assumere posizioni ferme e decise. La religione islamica non è la sola a praticare l'intolleranza ma di certo la pratica».

È un terrorismo diverso da quello politico e noi non ce ne siamo accorti quindi? «Chiariamoci io non ho mai avuto alcuna simpatia per terroristi come le nostre Br, ma qui siamo oltre, il fanatismo religioso elimina qualsiasi remora. Dobbiamo difendere a tutti i costi il pluralismo religioso, il diritto di circolare liberamente. È arrivato secondo me il momento di agire con durezza contro i fanatici, se non difendiamo la laicità della nostra società corriamo dei rischi enormi».




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