Psicologo e Psicoterapeuta
Dr. Massimo Fochi Psicologo-Psicoterapeuta (ordine degli psicologi della Toscana) nato a: Pistoia studio e
Dr. Massimo Fochi Psicologo-Psicoterapeuta (ordine degli psicologi della Toscana) nato a: Pistoia studio e
Sono da sempre innamorato delle opere di Van Gogh e ne possiedo da alcuni anni un originale. Vengo a sapere[...]
1)
La definizione di dubbio come condizione di incertezza che rende difficile se non impossibile ogni presa di posizione sul piano della conoscenza e dell’azione sembra avvicinare il dubbio ad uno stato patologico.
Proprio in questo ambito attingiamo alla psichiatria di scuola francese che ha introdotto l’espressione “follia del dubbio”, oggi rientrante nelle nevrosi ossessivo-compulsive, con la presenza esasperata di dubbi (sia orientati verso l’esterno che verso l’interno) che alimentano la ricerca di continue, estenuanti verifiche e controlli.
Questo tipo di dubbio non risulta utile e anche chi lo sperimenta sovente ne capisce l’insensatezza.
2)
Il dubbio gioca un ruolo importante anche in ambito etico. Se ad esempio riflettiamo sulla bioetica alcuni dubbi non sono completamente risolvibili perché le motivazioni sono assolutamente fondate sia in un senso che nell’altro (pensiamo all’aborto, all’eutanasia, ecc.) e dunque la determinazione all’azione può variare in relazione alla sensibilità individuale, al periodo storico e al contesto culturale.
3)
Ma il dubbio ha indubbiamente anche un suo versante positivo, da ritenere preminente rispetto a quello negativo e patologico.
Una delle differenze cognitive tra umani e animali risiede nel fatto che gli uomini hanno iniziato a dubitare che le informazioni che ricavano dai loro sensi siano esaustive della realtà. Il mondo sensibile ci va stretto e abbiamo capito che le nostre percezioni sono feritoie assai limitate che forniscono indizi preziosi ma parziali sul mondo.
Il dubbio è innescato dalla consapevolezza di una carenza conoscitiva. È proprio quando ci rendiamo conto di non sapere qualcosa, di non avere tutte le informazioni necessarie o di non comprendere appieno una situazione che il dubbio si manifesta.
In un ambiente in continuo cambiamento, il dubbio ha spinto i nostri antenati a mettere in discussione le proprie certezze e a cercare nuove soluzioni. Questo ha portato all'innovazione di strumenti, tecniche di caccia e strategie di sopravvivenza.
In sintesi, il dubbio è stato un potente motore dell'adattamento umano: ci ha spinto a diventare curiosi e così a mettere in discussione le nostre certezze, a sperimentare nuove soluzioni e a sviluppare le capacità necessarie per sopravvivere in un ambiente in continuo cambiamento.
Paul Ekman ha confermato una caratteristica importante delle 6 emozioni fondamentali: esse vengono espresse universalmente, cioè da tutti gli uomini, in qualsiasi luogo, tempo e cultura, attraverso modalità simili ovvero si utilizzano le stesse espressioni facciali. Come suggerisce anche il titolo del libro di Darwin, “L’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali” (1872), anche gli animali provano emozioni ed hanno circuiti neuronali simili. Tramite i neuroni specchio le emozioni risultano essere una via di comunicazione rapida ed efficace. Ma l’empatia non è solo un dato genetico perché è anche influenzata da molti altri elementi culturali, educativi, personologici ecc.
Vediamo brevemente, nello specifico, cosa la influenza o la inibisce:
1. Fattori Genetici: Molti studi ormai dimostrano come l’empatia possa avere un’importante componente genetica.
2. Esperienze Traumatiche: Esperienze di vita difficili o traumatiche, come abusi o perdite significative, possono influenzare la capacità di una persona di provare empatia.
3. Fattori Ambientali: L’ambiente in cui una persona cresce, comprese le dinamiche familiari e sociali, può influenzare lo sviluppo dell’empatia.
Ad esempio, una mancanza di modelli empatici può portare ad una riduzione della
capacità empatica.
4. Condizioni Neurologiche: Alcune condizioni neurologiche, come la demenza frontotemporale (FTD), possono causare la degenerazione di alcune aree del cervello responsabili dell’empatia, portando a una perdita di connessione emotiva con gli altri.
5. Burnout Empatico: La stanchezza fisica e mentale può portare a una condizione nota come burnout empatico, in cui una persona si sente sopraffatta dalle emozioni degli altri e inizia a distaccarsi emotivamente.
6. Disturbi Psichici: Alcuni disturbi, come il disturbo antisociale di personalità o il disturbo narcisistico di personalità, possono comportare una ridotta capacità di provare empatia verso gli altri.
7. Cambiamenti Fisiologici: Fattori come l’invecchiamento o malattie fisiche possono influenzare la capacità di una persona di connettersi emotivamente con gli altri.


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