Le due strade per capire e prevedere gli eventi.

Pubblicato il 04 ottombre 2016 in Varie.


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Noi uomini non siamo solo un corpo da proteggere, un tubo digerente e un apparato riproduttivo. Dunque i nostri problemi non sono solo quelli di ordine pratico.

Da sempre non abitiamo il mondo ma una sua rappresentazione, una sua visione ordinata e sensata che possa fungere da riduttore di angoscia e riesca a dare un senso prospettico al nostro essere qui in questa parentesi, breve e intensa, che chiamiamo vita. 

In realtà la grande differenza cognitiva tra umani e animali risiede nel fatto che gli uomini hanno iniziato a dubitare che le informazioni, ricavate dai sensi, siano esaustive della realtà.  L'apparenza sensibile ci va stretta e abbiamo capito che le nostre percezioni sono solo feritoie, assai limitate, che forniscono indizi, preziosi ma parziali, sul mondo.

Se vogliamo che i fenomeni abbiano una prevedibilità, due sono le possibilità che si dischiudono di fronte a noi: 

1) ritenere che ci possa essere un mondo di “volontà” esterne da indagare a fondamento degli accadimenti umani e naturali, connesse a cause di tipo finale; 

2) immaginare un mondo di necessità impersonali e fredde, un mondo spietato e implacabile, caratterizzato da una crudeltà innocente, connesso ad un tipo di cause completamente diverse dalle prime che prenderanno il nome di cause efficienti.

Nelle culture di tutto il mondo, l’infanzia dell’umanità si orientò verso il primo tipo di modello.  Così le cause di ogni cosa furono ricercate nella benevolenza o nella rabbia delle diverse divinità che abitavano i diversi panteon culturali. Nacque dunque, come primo prodotto della razionalità, come primo tentativo di dare un senso al nostro esserci e agli accadimenti talvolta imprevedibili che ci circondano, la spiegazione mitologica, il mito. 

Che cos’è un mito? La parola viene da un termine greco “mythos”, che significa “parola”, “racconto”, “leggenda”, ma non si tratta di un racconto qualunque. Il mito infatti è una storia che ha come scopo quello di spiegare i misteri del mondo, le sue origini, i suoi valori, il suo senso, di definire le relazioni tra gli dei e gli uomini. In altre parole, è un primo tentativo di dare risposte ai quesiti fondamentali che l’uomo si è posto e continua a porsi. 

Le spiegazioni mitologiche della realtà sono pur sempre un tipo di filosofia, nel senso che sono un modo per cercare di comprendere secondo modalità sensate, seppur antropologizzanti e scarsamente critiche, la realtà, in una visione d’insieme ordinata e, almeno parzialmente, prevedibile ed influenzabile.

Numerosi racconti cercarono di dar conto della creazione dell’universo e dell’umanità. Interrogarsi sulle proprie origini è infatti uno dei primi bisogni dell’uomo, che si ritrova in ogni epoca e ad ogni latitudine. Il mito è bello, si narra oralmente, non contiene particolari difficoltà concettuali e fornisce una spiegazione semplice, accettabile e facilmente comprensibile. 

Ma giunse un momento in cui questo approccio, prezioso e rassicurante, sembrò non bastare più. La razionalità umana non si contentava più delle stereotipate risposte della tradizione e del mito ma ne cercava di altre, più convincenti, modificabili, dimostrabili e utili per interagire più efficacemente con l’ambiente circostante.

Così la dolce bellezza del mito, iniziò a essere messa in discussione, seppur molto gradualmente, da menti dissacratorie e critiche. 

Alcuni provarono anche a cercare possibili conferme ai racconti mitici ma si avvidero che, nonostante il loro immenso fascino, essi semplicemente non erano veri!

Tra i primi a compiere questa operazione fu Ecateo di Mileto (550 a.C.-476 a.C.) che ricercò nell’area di capo Matapan la strada da cui Eracle, secondo miti coevi, sarebbe sceso nell’Ade per riportare il cane infernale, Cerbero, ad Euristeo.  Egli constatò che questa strada non c’era e tantomeno vi era un ingresso nell’Ade.

Era l’alba di un nuovo modo di orientarsi e decodificare il mondo attorno a noi.

Alle visioni immaginifiche delle origini dell’umanità, a Mileto, si affacciò una nuova proposta per comprendere gli eventi che chiameremo modello naturalistico, una nuova weltanschauung destinata a durare nei secoli e a rendere l’uomo sempre più protagonista del proprio destino: la filosofia, da cui, nasceranno in seguito, tutte le diverse scienze e la possibilità di iniziare a conoscere, con fatica ma con crescente entusiasmo, il meraviglioso mondo che ci circonda.

 

 




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Tags: Filosofia, mito, scienza, religione
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